martedì, 01 luglio 2008


Ogni volta che ti vedo,
tu mi parli ed io non sento
e mentre mi perdo dentro me,
penso al tempo che è passato
e che non è mai morto
ho perso i miei vizi e ho perso te.
Oggi si che è il giorno giusto
per smettere di fumare,
oggi è un giono perfetto
per smettere anche di bere.
Quattro passi all'aria aperta,
mezz'ora con gli amici.
Ho messo via un bel po di vizi, ma chissà com'è,
non ho ancora messo via te

Oggi si che è il giorno giusto
per rompersi le palle,
oggi è il giorno che ricado fra tutti i miei vizi.
Quattro passi all'aria aperta,
due palle con gli amici.
Ho ripreso i miei vizi, ma chissà com'è,
che non riesco a prendere te




Mimas | 11:07
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giovedì, 26 giugno 2008


Sono andata a letto che era l'alba
e il cielo chiaro.
Ho toccato il cuscina con la faccia
sporca di trucco sfatto
domandandomi come avrei potuto alzarmi dopo sole tre ore.

Ho passato una notte a flash.
A frammenti ininterrotti.
A persone che si incontrano e scontrano di continuo.

Gli uomini hanno un lato pettegolo favoloso.

Mangiavo mentalmente patatine
tra il dolce cinguettare di Amon, Vincenzo e Micio.
Tra domande sul mio ex e il suo presunto matrimonio
racconti di week end finiti male
e indiscrezioni su conoscenze comuni.

E poi dolci parole dedicate da lui.
Di quelle che le ginocchia te le fan tremare per davvero.
Che ti lasciano sciolta a sguardo ebete
a chiederti com'è possibile non averla trovata prima
una persona così.
Come?

Quando finalmente sono scivolata nel letto ero sveglia
più di una cavalletta
e fuori gli uccelli cinguettavano.
Dopo mezz'ora a rigirarmi
ho pensato che forse era meglio studiare Hartmann
sarà mica che  a furia di leggere libri della Rice
mi stia pure io trasformando in un vampiro?

Dopo sole tre ore la sveglia mi ha presa a schiaffi
sbattuta giù dal letto a calci
quasi con la stessa foga della mia insonnia.
Mi sono messa un abitino fucsia
violento dentro
che ti sfonda di pugno gli occhi
e ti rompe il naso
e mi sono trascinata in cucina
per la colazione
e ho visto il muffin
così rotondo
che mi sorrideva lento.
Mi sorrideva.
Mi fissava e sorrideva dandomi il buongiorno.
Roba da chiedersi "cazzo avrà da sorridere così"
Muffin di merda...


Mimas | 09:39
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mercoledì, 25 giugno 2008


Ho tanta confusione
qui
nella mia testa
tante voci che parlano
e nessuna verità assoluta

A volte odiare è più facile
che vivere


Mimas | 19:08
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mercoledì, 18 giugno 2008


Annego in ricordi di camomilla
entrano come aghi nella mia testa
nei miei polmoni
nello stomaco
con quel retrogusto dolciastro
quell'ansimare tenue
che precede l'ansia
la vista che si offusca.

Sai cos'è il terrore da delusione?
Hai mai provato una cosa del genere?
Io si. Di continuo.

Vivo di pensieri sottovetro.
Di limiti costruiti ad arte
per impedire ad ogni minimo frammento di me
il contatto col mondo
per non annichilire ancora
per non annichilire ancora
non annichilire.

Ho sempre avuto paura di te.
Eri l'ultima persona rimasta
che poteva permettersi il lusso di schiacciarmi
come lo scarafaggio che sono
come una mosca
in un pomeriggio d'estate.

Ho conservato ricordi
in tessuto di seta rosa
morbido al tatto
in un angolo della mia mente
e andava bene così.

Sai perchè ti odio?
Perchè anche tu
sei come tutte le altre
nè più nè meno.
Sei solo come tutte le altre
hai distrutto ogni cosa.
Un applauso a te
piccolo mostro.


Mimas | 11:18
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L'imbarazzo
di ritrovarsi
estranei

Non mi uccidere
non farlo


Mimas | 00:58
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venerdì, 23 maggio 2008


Oggi tornando a casa in macchina sono passata di fianco ad una ragazzina delle medie che camminava lungo il marciapiede per le vie del mio piccolo paese. L'ho osservata e ho ripensato a me. A com'ero io a 12 anni. Io purtroppo non ho più molti ricordi della mia vita, prima che tutto precipitasse dalle mie mani. Quando ho cominciato a stare male ho perso quasi tutti i miei ricordi e ora, a distanza di due anni, continuo a non ricordare più cos'era la mia vita prima. E' come se la mia vita non mi fosse mai appartenuta. Come se avessi letto da un libro la storia di un'altra. Ricordo a larghe linee ciò che c'è da sapere. Quando sono di fronte ad una persona so chi è. Poi il nulla. E' come se con la depressione fosse entrato un uragano nella mia vita e avesse spazzato via ogni cosa. Ogni parte del mio passato non è più mio. Io sono nata un paio di anni fa. Il resto è, come ho detto, vita letta da un libro e mai appartenuta a me.

Guardando quella ragazzina mi sono chiesta com'ero io a 12 anni. E un ricordo mi ha assalito. Una cosa che nemmeno mi sognavo fosse mai capitata.
Io e lei alla festa dei bambini dell'asilo.
Lei era Elisa. Aveva la mia età. Stavamo in classe assieme. Non ricordo molto altro di lei. Polvere nella mia mente. La sua immagine si sgretola senza lasciare nulla.
So che uscivamo insieme. Forse spesso. Non ricordo. So che ero un alieno. Anche lì. Ero sempre il solito alieno. Un folletto che vive in bolle di sapone colorate e il mondo fuori. Certe cose non cambiano mai.
Mi sono chiesta che fine ha fatto. Vi è mai capitata, una cosa simile? Sono arrivata a casa con l'idea di chiamarla. Di sapere che le è successo in questi 10 anni.
Non ricordo se per me era importante. Non ricordo quasi nulla. So solo che quell'estate rimasi sola in casa. In un bozzolo. In attesa delle superiori. E tagliai i ponti con tutti. Non cercai nessuno. Nessuno cercò me. Pochi mesi dopo trovai una ragazza stupenda e me ne innamorai. Fu una cosa meravigliosa. La cosa peggiore che mi sia mai capitata, visto come ne sono uscita ammaccata. E rividi Elisa. La salutai, me ne andai. Non credo mi importasse molto di lei. Non so perchè. Maledetta memoria. All'inizio era stata importante, forse. Alla fine era il nulla. Forse perchè ero innamorata di Claudia.
Ho cercato il suo numero di telefono. Non l'ho trovato. So dove abita ma non credo andrò a cercarla. Perchè sono una persona assurda, passiva, fissata col destino. Se non ho trovato il suo numero allora forse era destino. Forse l'ho scritto, in qualche vecchio diario, ma non ho voglia di stressarmi a cercarlo. Quindi va bene così. Trovo semplicemente buffo come le vite a volte si separino ricordando i rigagnoli d'acqua lungo un vetro... il nostro passato forse non ci appartiene davvero mai.

... non ricordo niente di lei. Ricordo solo che forse ci tenevo perchè, una volta, mancò di sensibilità nei miei confronti e mi ferì. Piansi. Per il resto, polvere.


Mimas | 19:15
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Lamette da barba
appoggiate sulla lingua
ingoiate con violenza

e quando la testa comincia a girare
la liberazione
lieve


Mimas | 00:34
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giovedì, 08 maggio 2008


La felicità è una situazione fragile. Instabile.
Ricordo quando a 7 anni bastava il giorno di Natale per rendermi felice.

Domenica sono andata in Chiesa. Ho rivisto estranei che un tempo erano parte della mia vita. Persone con cui per anni ho diviso i banchi di scuola.
I fedeli tra le panche mi lanciavano occhiate cariche di disapprovazione per il mio abitino molto scollato, le unghie laccate di rosso fuoco, lo stesso colore del rossetto sulle mie labbra.
Avevo il volto imbrattato di fondotinta color sabbia pallido. Parevo una piccola bambolina di porcellana, coi capelli lunghi sciolti sulle spalle. Un alieno in mezzo a loro.

Ogni volta che incrocio i miei compaesani ho questa sgradevole sensazione. Di essere un alieno in mezzo a loro. Di appartenere ad un mondo differente.
Il problema è che in questo mondo solo mio ci vivo sempre, anche quando sono fuori dal mio paese. Il problema è che sono la sola a viverci. E che a volte nonostante tutte le cose belle questa solitudine è un grido lacerante e doloroso che si accanisce sui miei timpani.

Mi fa male vivere qui. Troppi ricordi spiacevoli. Troppe cose che non posso cancellare. Troppe cose.


Mimas | 10:56
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sabato, 12 aprile 2008


Mine colorate racchiuse in barattoli di vetro.
Erano un tocco di luce nel mio studio.
Cominciai a tenerle da parte quando Michele mi disse che da bambino le collezionava. Che le teneva ancora tutte.
Stupidamente pensai di salvarle anch'io per dargliele appena sarei andata a Livorno. Da lui.
Usavo matite colorate sui miei libri, sui quaderni pieni di appunti ed esercizi. Contavo le punte cadute in silenzio. Aspettavo di arrivare ad un centinaio per portargliele.
Quando lo lasciai non smisi.
Per una forma di rispetto, per un tacito accordo tra noi, continuai a salvarle sapendo che sarebbero arrivate nelle sue mani. Nonostante non parlassimo più. Nonostante la rabbia e il rancore a separarci. Salvavo mine in vasetti di vetro trasparente e ne ornavo il mio studio. Per Michele.
Continuai persino dopo che lo scorso anni lui mi chiese il contatto msn per chattare e passò le uniche tre volte a vomitarmi addosso la sua frustrazione, la sua rabbia e il suo rancore verso di me, continuando a fare stupidi paragoni su quanto la sua ragazza attuale fosse molto più carina di me, molto più simpatica di me, con un carattere molto migliore del mio. E silenziosamente, di fronte a quello schermo, pensavo poveretta lei. Poveretta lei che anziché avere un ragazzo che la ama per ciò che è, che anziché tenere a lei come un fidanzato dovrebbe, si limita a usarla come piccolo trofeo per dimostrare alla sua ex ragazza che la sua vita va alla grande anche senza di lei. Che tutto sommato è stato davvero meglio essere stati scaricati perchè ora si ha una ragazza molto migliore. E non si accorgeva che ai miei occhi appariva solo più perdente. Più perdente lui e una poveretta lei, a non sapere tutte queste cose. E finì di nuovo. Perchè alla terza volta passata a sentirlo parlare e lodare la sua nuova ragazza, a sentirlo dire che ero un cesso in confronto a lei ecc ecc, gli dissi chiaro e tondo che io amavo il mio ragazzo e pensavo le stesse cose, ma non ero tanto frustrata da sentire il bisogno di rinfacciarglielo costantemente perchè non avevo porte rimaste aperte con lui. Si limitò a replicare: “Ho capito...” e mi bloccò.
Fine.
Però non smisi. Aumentavano i vasetti di vetro carichi di mine colorate. Pensavo di lasciarle ai miei figli. Tutti i bambini, prima o poi, pensano di cominciare a collezionare mine colorate. Pochi concretizzano, ma tutti ci pensano.
Un giorno, alzando lo sguardo, il mio ragazzo vide quei vasetti sulle mensole. Mi chiese cosa fossero. “Mine colorate” risposi io “Michele le collezionava da bambino e quando stavo con lui ho cominciato a tenerle da parte per dargliele....”
“Ma tu e Michele non vi sentite più... cosa te ne fai ora?”
“Le tengo per i miei bambini...”
Lui rimase in silenzio. Li guardò con quei suoi occhi grandi, rotondi e verdi che si fecero ancora più grandi. E chiese perchè. Senza aggiungere altro. Disse proprio: “Perchè?”
Talvolta facciamo cose prive di senso senza rendercene conto e sono proprio le reazioni degli altri a spingerci a capire, afferrare il nesso che ci mancava per giungere alla giusta conclusione.
Quella non era la collezione dei miei bambini. Non lo sarebbe mai stata. Quella era la collezione di Michele e non aveva senso continuarla perchè non avrei potuto fargliela avere. E vedendo come si era comportato l'ultima volta, perdonate l'ironia, mi sorge ora il dubbio che avrebbe potuto accettarle replicando “Ma la mia ragazza le colleziona meglio”
Fu una cosa ponderata. La sera bevvi il mio thè fumante fissandole. E pensai a ciò che appariva, a ciò che era in realtà, ai significati che spesso sfuggono ai nostri occhi.
Finii il mio thè con calma. Poi presi i vasetti. Tutti. Scesi in cucina e levai i tappi di sughero. Aprii la pattumiera e, lentamente, rovesciai tutto il contenuto. Un vasetto dopo l'altro. Abbandonai il vetro in un angolo e andai a dormire. Una notte di tre mesi fa.


Mimas | 13:33
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venerdì, 04 aprile 2008


Quando ero piccola pensavo spesso al silenzio.
Desideravo nascere muta. Nutrirmi di silenzio.
Dare spazio ai miei muti pensieri fino a farli annullare.
Paradossalmente le mie evoluzioni finiscono sempre per portarmi là dove avrei voluto.
Il silenzio è sacro.
Mi nutro di lui con avidità sempre maggiore.
Provo fastidio alle voci, alle parole. Al disturbo.
Mi sto isolando in un mondo tutto mio, fatto di silenzio e pace.
Ne avrei cose da dire, fatti da narrare.
Invece resto immobile. Annientata dal silenzio.
Le parole perdono significato. Creano problemi.
Le emozioni, le sensazioni non si possono descrivere.
Scivolo deliziosamente in questa autolimitazione.
Non ho più voglia di parlare, condividere con chi gravita intorno a me.
Cedono infine le ultime mura che mi separavano dal letargo.
Se questa sia una nuova evoluzione, un incamminarsi verso nuove strade, non posso saperlo.
Non ora.
Semplicemente, non ho più voglia di sentire parole.
Nè mie, nè di altri.



"Io, che ero la prima a dire che se fossi rimasta incinta non avrei mai abortito, che lo avrei tenuto.... io ora sono la prima a mollarlo...."


Mimas | 01:09
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sabato, 22 marzo 2008


L'invidia è un mostro da cui dobbiamo costantemente guardarci.
E' un cancro che divora le persone
rendendole irriconoscibili.
Sarà per questo che l'ho sempre temuta.

Per quasi tutta la mia vita ho ambito solo la diversità,
poi ho trovato lui
e ogni cosa ha perso importanza.

Ora sono appagata di nulla
mi nutro di silenzi
soffoco i pensieri
vivo in estasi costante
e forse
un pochino
forse mi sono spenta dentro.

Vivo.


Mimas | 20:47
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martedì, 11 marzo 2008


Non la chiamo.
Perchè ho promesso a me stessa che avrei mantenuto le distanze.
Tutto qui.


Mimas | 19:50
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venerdì, 29 febbraio 2008


MAURO C.

Scoprì cosa fosse un anno bisestile all'età di dieci anni. Ero tra i miei compagni di classe. Ricordo che quando lo domandai fu Mauro a rispondere. Mi disse che un anno bisestile era un anno con un giorno in più e che cadeva ogni quattro anni. Ci rimasi male. Perchè ne avevo già vissuti altri senza saperlo. Non gli dissi nulla. Lui rimase a guardarmi. In silenzio. Era sempre così pacato.
A ripensarci ora non ho ricordi di lui come un bambino movimentato. Anzi, lui nei miei ricordi appare sereno e tranquillo. Studioso. Colto e intelligente. Aveva gli occhi azzurri e i capelli biondi. Poi, fatto fuori dal comune, apparteneva ad una famiglia molto religiosa ma, a differenza delle vipere che andavano in chiesa e frequentavo, buone solo a sputar veleno alle spalle, lui trasudava veramente bontà e sincerità da ogni poro. Quindi doveva essere davvero così. Oppure sapeva fingere molto bene. Ma aveva solo 10 anni e, per quanto io possa sembrarvi ingenua, non riesco a immaginarmi un bambino di 10 anni simulare alla perfezione qualcosa che non è, anno dopo anno, senza che nessuno si accorga di nulla.
Non ho molti ricordi legati a lui. Voleva un fratello maggiore. Purtroppo era figlio unico. Ricordo un pomeriggio a casa sua. Dovevamo fare una ricerca insieme. Finimmo presto e scoprii la battaglia navale elettronica. Scoprii un sacco di giocattoli che una figlia di operai nemmeno era in grado di immaginarsi. Non volevo più tornare a casa. Volevo restare lì a giocare. Forse era un compito con le marionette, quello che dovevamo fare quel pomeriggio. Davvero, non ricordo.
Verso la fine della quinta proprio per quel suo essere pacato e intelligente mi infatuai di lui.
Ah... ho dimenticato di dire che aveva le efelidi su tutto il viso. Era davvero molto grazioso.
Nonostante tutto siamo sempre rimasti estranei. Troppo diversi anche solo per avvicinarci all'amicizia. Io ero troppo selvatica e lo infastidivo con i miei modi di fare. Con i miei scherzi.
Quando tornai dalle ferie, poco prima dell'inizio della prima media, mia madre disse che a suo padre avevano diagnosticato un male incurabile. Proprio mentre io ero in Sicilia. Pensavano fosse appendicite. O ulcera. Non ricordo. Invece era un cancro allo stomaco.
Avrei voluto parlare con lui ma, come ho detto, eravamo estranei.
Al funerale toccai per la prima volta il dolore della scomparsa. Non piansi. Rimasi di ghiaccio a fissare ogni scena. Mi chiedevo quanto fosse orribile perdere per sempre uno dei genitori. Di quel funerale ricordo solo sua madre, distrutta, e suo zio, che scoppio a piangere durante una lettura. Fine. Non ho ricordi di lui al funerale. Tutto rimosso.
Alle medie finimmo in classi diverse e ogni rapporto venne definitivamente troncato. Smettemmo addirittura di salutarci. Mi capitò di vederlo in giro, anche più in là nel tempo. Sempre più diverso fisicamente. In quei pochi istanti continuava però a trasmettermi quel senso di pace e tranquillità. Probabilmente la percezione che avevo di lui era largamente influenzata dal mio ricordo. Non credo lo saprò mai. Del resto che importanza ha? Chissà che sta facendo ora, chi è diventato, se le sue efelidi stanno ancora lì... in ogni caso questo giorno dell'anno 2008 voglio dedicarlo tutto a lui, sperando che sia felice. Felice tanto. Felice veramente.


Mimas | 13:40
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mercoledì, 13 febbraio 2008


Il tempo scivola sempre più veloce e non c'è nulla che possa fare per trattenerlo.
E stranamente sono serena. Da mesi oramai. Annullata da questo senso di pace interiore. Ieri notte sorseggiando del thè caldo  ho ripensato al primo ragazzo con cui credevo sarebbe stata per sempre.
Ero solo una bambina dalla testolina vuota. Lui si chiamava Giuseppe. Era dell'82 e adorava i NOFX. Suonava il basso e aveva un gruppo musicale. A volte lo suonava mentre eravamo al telefono. Mi aveva anche scritto una canzone. Era bellissimo. La prima volta che lo vidi  smisi di parlare per l'imbarazzo. Lui di fronte a me cominciò a chiedermi perchè non parlavo. Io muovevo la testa tutta rossa. Non parlavo. Era slanciato e magro magro magro. Tanto magro che al militare non lo presero. Aveva un volto bellissimo e delle espressioni adorabili.
Poche settimane prima del nostro primo anniversario mi tradì. Non parlo di tradimento fisico. Parlo di qualcosa di più profondo. Ricordo che in quel periodo faceva gli anni, misi da parte i soldi per settimane solo per comprargli e spedirgli i cd del suo gruppo preferito, che a Palermo non trovava. Appena il pacco arrivò mi spedì un sms ringraziandomi e dicendo che era il regalo più  bello che avesse mai ricevuto. Il giorno dopo mi disse di collegarmi a msn perchè aveva una cosa importante da dirmi. Mi lasciò. Dicendo che aveva capito che forse era meglio rimanere solo buoni amici. Scoprii poi che aveva una storia in parallelo con un'altra da un mese circa. Lei si chiamava Alessia. Aveva lunghi capelli biondi ed era alta e magra. Era di Udine.
Da quel giorno non posso fare a meno di provare un fastidio profondo quando mi trovo di fronte ad una persona che ha quel nome o quando sento parlare di Udine. Pur sapendo che nè il nome nè la provenienza fanno la persona non riesco a liberarmi da questo fantasma.
Poi lui tornò da me. Oramai era troppo tardi. Rimasi indifferente a qualsiasi cosa. Provavo solo rabbia  pensando a tutte le belle promesse in cui credevo fatte ad  una persona che ci aveva messo solo un mese a sostituirmi con una mai vista dal vivo. E quel mese di prese in giro, di cose fatte alle spalle, è rimasta una macchia indelebile sul rapporto che mi lega a lui. Nonostante ora lo stimi e sia felice per la vita che ha. Ci sono cose che è impossibile cancellare.

Ora sto con un ragazzo che si chiama Giuseppe. E' dell'82 e adora i NOFX. Vorrebbe imparare a suonare il  basso. E' bellissimo. La prima volta che l'ho visto ho smesso di parlare per l'imbarazzo. Lui di fronte a me ha cominciato a chiedermi perchè non parlavo. Io muovevo la testa tutta rossa. Non parlavo.

Quando ci penso sorrido e capisco che Morgana ha ragione. La vita di ironia ne ha da vendere.


Mimas | 01:43
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venerdì, 25 gennaio 2008


Ieri sera mi sono ritrovata col bicchiere tra le mani. Lo spostavo velocemente da una mano all'altra.
Pensavo a lei.
Tentare di spiegare sentimenti indescrivibili.
Perdermi nei ricordi.
Quei pochissimi istanti in cui lei era di fronte a me.
Tutto nascere da una domanda.
Bella si volta verso me per chiedere: "Morgana la senti ancora?"
Attimi di silenzio.
Impossibile spiegare.
Ci sono rapporti che sono come nastri e scivolano tra le nostre dita.
Rapporti che obbligano al silenzio.
Sempre. In ogni istante.
Perchè i sentimenti sfigurano le persone.
I sentimenti cambiano ogni cosa.
Difficilissimo riunire tutti i fili e giungere ad una conclusione.
No. Non ci sentiamo più, le ho risposto.
Qualche volta qualche sms... ma sai come vanno certe cose.
Oramai, che vuoi...
Silenzio.
Daniela mi guarda e dice di non intristirmi.
Non sono triste. Replico secca.
Io penso. Penso soltanto.
Tanti pensieri e ricordi che si agitano nella mia testa.
Le spiego che era una questione di lingue diverse.
Io non la disprezzo. Non la odio. Per me lei continua a conservare sempre lo stesso valore.
Ma usavamo parole diverse.
Siamo due treni che non sono mai riusciti a incrociarsi.
Che altro c'è da aggiungere?
L'ultima volta che ho provato a fare un passo verso lei forse avevo bevuto.
Davvero fatico a ricordare.
Ricordo solo quell'sms in cui le chiedevo se si era mai accorta che ero innamorata di lei.
Quando mi ha chiesto quando me n'ero accorta e le ho risposto "pochi mesi fa" la replica secca è stata: "Solo in quel momento lo hai capito? Wow..."
L'ultimo anello di una catena che si rompeva. Non avevo più nulla a legarmi.
Sono volata via.
Sarà che osservare rapporti morire troppo a lungo mi mette tristezza.
Sarà che fingere che tutto vada bene mi risulta difficile.
Però... peccato.
E ho perso un altro pezzo di me.
La cosa non mi distrugge. Mi fa solo perdere in mille mille pensieri.
Tipo quando il semplice guardarla fare colazione mi apriva le porte del paradiso...
Mesi, mesi e mesi fa.
L'amore è un sentimento bizzarro.
Non finirò mai di scoprirne stranezze, peculiarità e infinite sfaccettature.
E paradossalmente, l'amore a volte ti porta a persone che non capiscono i sentimenti che provi per loro, che fraintendono quando provi a dichiararti - o fingono di fraintendere per non affrontare la questione - e che probabilmente non sapranno mai in tutta la loro esistenza, nonostante fosse palese, nonostante via sms hai anche provato a dirglielo, che quello che sentivi con l'amicizia aveva poco da spartire.
E ancora una volta paradossalmente, l'amore a distanza di tempo continua a farti vedere queste persone come meravigliose, tanto da non riuscire a provare rancore nè a odiarle in alcun modo.
Ti lascia quindi così, perplessa, pensierosa, mentre tutte le tue amiche intorno a te pensano che sei triste perchè lei non ha capito o non hai ricambiato... e in realtà è solo perplessità e silenzio. E pensieri.


Mimas | 13:30
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mercoledì, 05 dicembre 2007


Ho sempre finito per detestare i ragazzi con cui stavo per la loro incapacità di capire il nostro rapporto alla base. Ci sono donne che dopo anni giungono alla conclusione che l'uomo è fondamentalmente stupido. Preso atto della cosa cominciano a trattarlo come tale. Ad assecondarlo apparentemente ma a dargli in realtà l'importanza che merita. Sono quelle che vivono meglio.
Altre non riescono proprio a farsene una ragione.
Personalmente faccio fatica a trattare le persone come bestie. Diciamo che concretamente sono una di quelle che si impiccano alla corda delle proprie speranze. Faccio fatica a staccarmi, ad avere vie di mezzo, a sopravvivere sulle mie gambe. Quindi finisce che dopo mesi chiudo gli occhi e mi ripeto allo sfinimento che va tutto bene. Che sono felice. Di nascosto vomito. Ho nello stomaco la persona che odio-amo. Quando mangio il peso è insopportabile. Mi metto due dita in gola e lo scarico. L'unico modo possibile visto che fisicamente non mi riesce di lasciare un ragazzo. L'odio parte proprio da qui. Dal fatto che non sto bene, non sono felice ma sono costretta all'immobilità. Ad una persona che con la sua stupidità e la sua incapacità di capire anche le cose più banali mi ferisce.
Una gabbia. E quella persona è la mia palla al piede. Quindi comincio a detestarla. Dal profondo. Un rancore silenzioso e devastante. In grado di investire e schiacciare anche me. Perchè se loro sono la palla al piede io sono la mia stessa carnefice. Una condanna.

Oggi caffè macchiato di latte tiepido.
Mi ha nauseata. Dal profondo.


Mimas | 17:08
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mercoledì, 28 novembre 2007


Se penso alla mia testolina nell'ultimo periodo ho fissa l'immagine di un deserto. In realtà è piena di vita. Piena di persone che si agitano, discutono, mi sussurrano dolcemente gli istanti prima di addormentarmi... però quando riesco a fermarmi, a fatica, strappando con le unghie un solo istante libero, sono così stanca, stressata, schiacciata da tutto, che vedo solo deserto. Silenzio nella mia testa. Immagini che svaniscono sai miei occhi quando normalmente ne vengo investita in continuazione. Dormire 5 ore per notte non aiuta molto. Ne sono consapevole. E' già un passo avanti.


Mimas | 11:40
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venerdì, 23 novembre 2007


Che fine ho fatto? Sto galleggiando.
Sono immobile.
E' tutta apparenza. In realtà sto demolendo pezzo dopo pezzo le fondamenta che mi hanno sorretto finora.
Ma sono serena. A tratti drogata. Anestetizzata.
Troppo leggera.
E' successo che, di colpo, ho ritrovato me stessa dentro al corpo di un insetto. Mi ci sono vista riflessa. Ho sentito una mano avvicinarsi a me con troppa rapidità e sono volata via. Delicatamente. Sbattendo due enormi ali colorate. Abbandonando cose per cui fino a due mesi fa avrei fatto di tutto... e nonostante tutto sono serena... veramente felice... speriamo non sia l'ennesimo fuoco di paglia...


Mimas | 19:44
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mercoledì, 31 ottobre 2007


Chissà poi perchè tutta questa passione per gli impiccati.

Se mi impiccassi la notte di Halloween il mio spirito tornerebbe a perseguitare chi ha fatto a pezzi la mia vita?

Blu elettrico nei miei occhi. La luce mi circonda e mi insegue come fa con gli scarafaggi.

ps. sono felice


Mimas | 18:54
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mercoledì, 22 agosto 2007


Questa notte commetto un omicidio. Uccido me stessa. Ancora una volta. Un colpo alla testa. Dritto. Ho la morte nel cuore. Non so che mi è preso. Sbalzi d'umore improvvisi e rapidi. La gelosia è una cancrena inarrestabile. Maledetta. Pensieri di morte rapidi come le nuvole nel cielo. Questa notte ho solo bisogno di svuotarmi di tutto. Anche dell'anima. E due dita in gola non sono abbastanza. Non lo sono mai.

Morire lontana. Come gli elefanti. Ho la morte nel cuore. La alimento giorno dopo giorno. Getto benzina sul fuoco. Ho chiesto al mio ex ragazzo di picchiarmi. Mi ha preso a pugni nello stomaco. Mi sono piegata. Avrei voluto non respirare più. Spegnermi come la fiamma sotto la sabbia. Gli ho chiesto di mettermi le mani intorno al collo e di stringere forte. Ci ha provato. Ha detto che ero malata. Ha detto tu mi fai schifo. Adorava sottomettermi e schiacciarmi come un insetto. Ho bevuto per diventare leggera. Ho provato a volare via come una libellula. Mi sono graffiata il viso fino a lasciarne righe rosse. Punti di sangue sulle dita. Un sacco di correttore a coprire i segni.

Pallida come una bambola di porcellana. Al posto degli occhi due pezzi di plastica colorati di verde. Senti il respiro lento. Quando stringi con le tue dita paio una bestia. Senti il respiro lento. Lo senti?

Questa notte sono masochista. Mi torturo fino all'ultimo per darmi pace con la morte. Ancora una volta. La gelosia è una cancrena che uccide. Che ti divora l'anima. Che non ti fa dormire la notte. Che distorce l'universo intero. Sono distorta. Troppo distorta.


Mimas | 19:40
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giovedì, 26 luglio 2007



Mi sento in frantumi oggi...
... mi sento una ballerina in frantumi...
Continuare a girare
guardare intorno
movimento
va tutto bene
occhi sbarrati
respirare a fatica
va tutto bene
musica di sottofondo
è così che deve essere
continuare
continuare
sollevarsi sulle punte
innalzarsi
chiudere gli occhi
fare un respire profondo
non ascoltare le voci
continuare
scivolare
lentamente
un attimo che pare eterno
cadere
andare in frantumi
e poi
l'immobilità
eterna
rimanere muta
con l'espressione felice
dipinta su un volto di vetro
a fissare frammenti di sè
ovunque
parti delle proprie gambe
spezzate per sempre
su un comò in una camera da letto
ho in pezzi anche il petto
ma un'espressione su un volto di vetro non si può cambiare
a volte vorrei essere una farfalla
gialla e nera
per capire cosa sia veramente
sollevarsi sulle punte
e spiccare il volo
e andare via da tutti
pur avendo una vita brevissima
vorrei solo sapere cosa si prova a volare
sentirsi finalmente leggeri...


Mimas | 11:13
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martedì, 24 luglio 2007


Scivolare. In caduta libera dentro me. Sono stordita. Continuo a sentire voci su voci nella mia testa. Frammenti di vita passata. Aspettative infrante. Delusioni. Mi sento debole. Maledettamente debole. E' il caldo. Mi piego sotto il peso del mio corpo, sotto il peso della mia testa. Mi faccio schiacciare. Prima avevo la disperazione a tenermi viva. Mi rimbalzava da una parte all'altra. Mi agitava in maniera esagerata. Ora il nulla... un deserto.... la morte... è come se qualsiasi cosa stia intorno a me non abbia alcun valore, alcuna influenza emotiva su di me. Continuo a comportarmi come si deve. Bene o male. A stare a galla. Un'esistenza fottutamente stupida. Pura plastica. Pura maledetta plastica. Mi attacco alle piccole cose per essere felice. Succhio felicità dalle cazzate peggio di una zecca. Basta un colpo di vento a mandarmi in crisi. A farmi crollare come un castello di carte. Io mi sento ancora sotto una maledetta campana di vetro. Ho smesso di gridare. I sordi non hanno orecchie per sentire. E' inutile. Sto volontariamente costruendo un muro a separarmi dagli altri. Mattone dopo mattone. Per un sacco di motivi. Per un sacco di motivi. Io sto scivolando.


Mimas | 18:50
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Morire è un’arte, come ogni altra cosa. Io lo faccio in un modo eccezionale. Io lo faccio che sembra come un inferno. Io lo faccio che sembra reale. Ammetterete che ho la vocazione  [Sylvia Plath]

A volte sento il bisogno morboso-malato-suicida di cavarmi gli occhi per non assistere ad altre delusioni. Passiva. Un muro di ghiaccio. Cemento a distruggermi l'anima. Vorrei essere una ballerina dal corpo scarno e leggero che corre veloce in punta di piedi sui vetri rotti. I miei sogni. Sangue ovunque.
Lanciarmi nel vuoto. Atterrare. Schiantarmi a terra. Agonizzare. Morire. E' la testa a chiedermelo. Mangiare terra, mangiare terra, mangiare terra fino a soffocarmici. Se la mia anima fosse una fenice sarebbe morta in cenere. Nessuna scintilla a riaccenderla. Nessuna fiamma a segnare la sua rinascita. Sto precipitando. La vita.


Mimas | 00:22
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martedì, 19 giugno 2007


E questa sera dopo l'ennesima delusione chiudo un'altra porta.
Adesso basta.


Mimas | 23:30
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Tanto più mi sforzo di mantenere una parvenza di normalità davanti agli altri tanto più divento oppressiva e cattiva contro me stessa quando sono sola. Mi distruggo. Pezzo dopo pezzo. Sono notti che vado avanti a incubi. Oggi ho trovato dei tagli che non mi sono fatta io. Non da sveglia.
Perchè tutto questo odio?


Mimas | 22:58
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mercoledì, 06 giugno 2007


I suoi occhi angosciati, il suo volto sciupato. Le sue labbra sottili che si muovono. La lingua batte sul palato, gli sfiora i denti. Sta parlando. Sta parlando ma dalla sua bocca non esce alcun suono. Angoscia. Vuoto. Ansia sempre più forte dentro me. Lui continua a muovere la bocca e io lo fisso, i miei occhi diventano due fessure mentre cerco di capire...

Ale? Che stai cercando di dirmi... ?


Mimas | 13:11
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martedì, 05 giugno 2007


Piove sulla mia vita. In continuazione. A volte è una pioggerellina leggera. Altre un acquazione violento, furioso, che spazza via ogni parte di me. Porta via tutti i colori, li scioglie... e lascia dietro sè un disegno confuso e sfatto. La mia esistenza. Ho sempre vissuto con la convinzione che la vita fosse in bianco e nero. Che fossimo noi a scegliere come colorarla. Alcuni optavano per il nero. Altri per il rosa pastello. Altri ancora per il violetto e l'azzurrino...
... e a quanto pare io ho preso la scatola di pastelli sbagliata perchè la mia vita diversa da così proprio non mi riesce di vederla.
Mi sembra di stare addossata ad un vetro. Il personaggio di un libro. Un'Emilio Brentani viventi. Lo vedi? Sono io. Sono quella persona che passa tutta la sua esistenza ad un punto morto. Quella che non va avanti di un passo. Quella che non combina nulla. Quella persona che ha grandi idee ma poi, per un motivo o per l'altro, vedrà sempre sfumare tutto. Quel derelitto, quel fallimento inutile che invecchierà nell'inutilità più completa. Io. Non vedo grandi cose per me. Perchè sto con i piedi bene in terra e mi conosco.... e quindi resto a terra, tramortita. Morta. Forse.
Rendersi conto della propria inutilità, del fallimento della propria esistenza è atroce. Perchè non puoi fare a meno di chiedertelo... una domanda martellante, continua, assassina... io cosa sto qui a fare?

Perchè? Perchè? ... perchè... ?
Non ho più voce per parlare, raccontare. Ci provo ma dalla mia bocca non esce più alcun suono. Mostruoso. Atroce. Chiusa in un mutismo che non mi appartiene. Sono intrappolata. E questo blog è la mia prigione. Virtuale e reale. Incatenata a terra. Finita.
Sono tornata. Mancavo da un po'. Sono tornata definitivamente. Almeno per ora. La mia vecchia cara prigione. Come avrei potuto sopravvivere la fuori senza te?


Mimas | 20:43
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domenica, 03 giugno 2007


Io respiro. E vivo.
Ancora.


Mimas | 18:49
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venerdì, 11 maggio 2007


Incidenti di percorso



Agire compulsivamente per non sentire e pensare al proprio dolore


Mimas | 11:43
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martedì, 10 aprile 2007


Dio....


...perchè tutta questa voglia di morire...?


Mimas | 11:51
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[scrivi qui quello che vuoi]

Ali strappate

Ho urlato fino a che la gola non mi ha sanguinato ma non è servito a nulla Ho cercato tanto a lungo ciò che avevo perso ma non l'ho più trovato.... Se non lasci il segno se non ti distingui dalla massa morirai senza essere qualcuno nessuno saprà chi sei, anche se, a dire il vero, segno o non segno sarà sempre così.... ...scegliendo di morire dopo aver lasciato un segno di se stessi illudendosi che qualcuno ci amerà, dopo la nostra morte, si ricorderà di noi, ma mai sarà così. E' proprio questo il bello del segno, è l'illusione di restare eterni

Io, l'Angelo


"Mimas ma sei davvero triste? Pensavo scherzassi" (Morgana)

"trasmetti benessere e gioia di vivere, sdrammatizzi tutto.. ma se per un'attimo guardo quello che c'è dietro.." (Morgana)

"Non è certo andando avanti a parlare con metafore e allusioni che mi aiuterai a capire e ad aiutarti..." (Luos)

"Riesci sempre a lasciarmi basito Eli, complimenti. Senza di te davvero questa vita sarebbe + monotona.. grazie di esistere... nella tua pazzia contagiosa e alienante sei unica!" (Mauro)

"te l'ho detto che nn ti lascerò più, anche se nn me lo hai ancora chiesto..vuoi che nn ti lasci più?" (Marco)

"ah, eli eli eli" (Marco)


"tu poni dei limiti a tutto. Secondo te tutto ciò che c'è di bello è destinato a finire... è come se avessi paura di soffrire..." (Dany)

"nn sono mai riuscito a capire chi fossi...però tu sei sempre riuscita a vedere in me quello che vedevo io...e spesso prima che io lo vedessi...forse è per colpa tua che sono diventato così..."(Luos)


"che ti sta succedendo...? Hai perso la tua luce..."(Ugo)


"Ma quante paranoie di merda ti fai. Sei un concentrato di paranoie"(MicioNero)


"Sei una nuova eroina... la SUPER FICIALE"(MicioNero)

"Tu hai un gusto incredibile per il fru fru..."(Micia)
 

 

Frammenti delle persone che amo

MORGANA


Ho imparato che è meglio non fidarsi di nessuno. Neanche di te stessa. Potresti tradirti da sola.

..
E’ tremendo essere nella mia testa.

..
Lasciati trascinare dall'istinto, fai quello che ti suggerisce il cuore e fottitene delle
conseguenze. Non mi sono mai pentita neanke dei miei errori + grandi.



UGO

Io ho visto e fatto tante cose... ma tu? Cosa fai tu? Chi ti consola quando sei giù? Chi ti stringe quando piangi?

..

Ti ricordi la prima volta in stazione... non sono arrivato in ritardo, sono rimasto dietro al palo a guardarti mentre leggevi...



DANY

la vita è effimera e bisogna viverla intensamente. Fai in modo che ogni attimo della tua vita sia
pieno... altrimenti un giorno, guardandoti indietro, proverai solo rimpianto per non averla
vissuta...



LUOS

..tutto passa, e io non sono il tipo da fermare la corrente, tantomeno da
invertirne il corso.è solo che....qualche volta vorrei poter assaporare la
soddisfazione...quella soddisfazione che davvero..non sò cosa sia.

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La Sacra Bibbia (e non state a chiedermi perchè...)
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